L’ottico romano Alessandro Spiezia (nella foto) non è conosciuto solo come un veterano del settore ma anche come “L’ottico del Papa” da quando nel 2015 Papa Francesco lo ha scelto come suo ottico personale recandosi di persona nel suo negozio di Via del Babuino. Con l’eleganza e la cortesia che lo contraddistinguono, Alessandro, titolare di un piccolo ma molto frequentato punto vendita nel centro della capitale (il negozio misura soli 8mq, ndr) che gestisce insieme al figlio Luca, ci ha raccontato come sta affrontando la situazione attuale e come affronterà il futuro.

“Nessuno si poteva immaginare che il problema fosse di questa gravità e assumesse queste dimensioni” – afferma Alessandro Spiezia – “La mia attività è situata in Piazza del Popolo, quindi nel pieno centro di Roma, che all’indomani delle restrizioni ministeriali si è improvvisamente svuotato. Motivo per cui, nonostante avessimo la possibilità di rimanere aperti per qualche ora al giorno, ho deciso per una chiusura totale del negozio. Era inutile tenerlo aperto visto che nessuno ci sarebbe entrato. Nei primi giorni del lockdown ci siamo limitati a effettuare le ultime consegne ai nostri clienti e poi, data la situazione e mio malgrado, siamo stati costretti ad abbassare la saracinesca”.

Come pensate di affrontare la Fase 2?
“Riapriremo l’attività dopo il 4 maggio e in questo tempo di confinamento forzato abbiamo pensato a come poterla gestire. Avendo un negozio di soli 8 metri quadri dove siamo sempre stati presenti sia io che mio figlio, proprio a causa delle ristrette dimensioni del nostro negozio per rispettare il mantenimento delle distanze che rimarrà in vigore ancora per molti mesi, dovremo alternare la nostra presenza. Inoltre, proprio per questo motivo, non potremo servire più di un cliente alla volta e dovremo utilizzare tutte le precauzioni necessarie. Abbiamo già acquistato le mascherine, i guanti e i prodotti igienizzanti così da poter operare in totale sicurezza e assicurare un servizio completo e sicuro ai nostri clienti”.

Come pensa si evolverà la sua attività?
“Sono un’ottimista di natura e mi auguro che tutto possa riprendere nel migliore di modi, ma sono convinto che dopo questa drammatica esperienza nulla sarà più come prima. A cominciare dall’afflusso della clientela: la paura dell’assembramento rimarrà a lungo nella psiche di ognuno di noi e questo determinerà un nuovo modo di compiere l’esperienza d’acquisto. Le persone continueranno a evitare luoghi affollati e in un negozio di dimensioni ridotte come il mio questo sarà ancora più evidente. L’importante è non perdersi d’animo perché in momenti di grande crisi come quello che stiamo vivendo la cosa fondamentale è continuare a esserci. La ripresa sarà lenta e dovremo adattarci ai cambiamenti anche in ambito commerciale. Questo significa che almeno inizialmente, prima di acquistare nuovi prodotti dovremo smaltire quelli che abbiamo nei cassetti e proporre ai nostri clienti un servizio ancora più performante. Indubbiamente assisteremo a un ridimensionamento all’acquisto dove, a mio parere, la richiesta sarà verso un paio d’occhiali di alta qualità piuttosto che più paia di occhiali di minor livello”.

Cosa si aspetta dalle aziende di ottica/eyewear in questo momento?
“Purtroppo lo slittamento delle grandi manifestazioni internazionali e la situazione commerciale dei punti vendita ha creato dei grossi problemi anche alle aziende che però hanno compreso questo momento di criticità e stanno dimostrando di avere un occhio di riguardo nei confronti del retail. La chiave di volta della ripresa starà proprio nella comprensione delle aziende nei confronti dei punti vendita”.

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